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Sacro

Pubblicato in Le opere

“Marinetti e Fillia...si guardarono bene dal farmene parte (e si che io sono l’autore del primo quadro religioso “Crocifissione” 1927 concepito futuristicamente) Tanto era la loro convinzione che quale scrupoloso e pudibondo mistico, non lo avrei sottoscritto” .

Dottori sembrava dimenticare che nell’incipit  del Manifesto dal quale si sente escluso, Marinetti scrive: “...le mervigliose pitture sacre di Gerardo Dottori , primo futurista che rinnovò con originale intensità l’Arte Sacra” e più avanti esemplifica “Il quadro di Gerardo Dottori La Crocefissione è caratterizzato dall’affascinante fluidità dei corpi delle donne piangenti ai piedi della croce. Queste sembrano i dolorosi prolungamenti del corpo stesso di Cristo tutti imbevuti di una luce extra-terrestre che costituisce il personaggio dominante del quadro.” (*16 bis Manifesto dell’arte sacra futurista, ....) Soggetti sacri di nuova concezione con le figure in primo piano e scenari aeropittorici con ambientazione paesaggistica della sacralità,  l’artista perugino ne aveva realizzati già nel 1924, come nel caso di Madonna col Bambino (Cat...), tema  che riproporrà più volte con varianti negli anni successivi come nel caso di  Madonna col Bambino del 1945 (Cat....) dove lo sfondo è ancor più aeropittoricamente complesso e la tecnica usata è quella del  graffito.   

Per San Francesco Dottori ebbe una particolare ammirazione come  modello di spiritualità-natura. Lo ritrasse decine e decine di volte nelle decorazioni murali e nei dipinti collocandone una versione   nella nicchia della facciata della sua  casa dipinta futuristicamente 

La svolta futurista è pittoricamente ascrivibile fra il 1912 di  Primavera e il  1913 di  Ciclista. Questa si muove fra le prove poetiche paroliberistiche degli anni militari (1915-17), firmate “G. Voglio”, pubblicate anche nel periodico fiorentino “L’Italia Futurista”, e dipinti che rimontano a metà degli anni Dieci, come Tocchi di campana-notte, che è datato 1915, ed è un capolavoro della sua prima partecipazione dinamica futurista (proposto nella sua personale romana da Bragaglia, nel 1920), utilizzandovi desunzioni linguistiche di matrice divisionista, immaginato com’è in chiave a suo modo “analitica”; mentre l’intenzione tende a farsi subito invece piuttosto “sintetica” nel piccolo ma acuto studio Motociclista, (1916). Tocchi di campana-notte insieme all’Esplosione rivelano un’adesione precisa ai canoni del manifesto marinettiano: al dinamismo e alla traduzione delle sensazioni visive ed uditive. Da notare però che l’artista declina subito originalmente il Futurismo coniugando la velocità al paesaggio e le sensazioni spiraliformi dei tocchi di campana al contesto architettonico, seppure reso labile scenario Nel 1920, dopo lo sbandamento del dopoguerra, ma nel rapido rinserrare delle fila del gruppo futurista col quale fonda “Griffa!” e con  la sua prima personale a Roma da Bragaglia, presentato da Marinetti, Dottori entra appieno nell’attività del gruppo ad ogni livello esponendo in decine di mostre in Italia e all’estero. Nasceranno così  capolavori futuristi quali il grande, spettacolare, Plastica dei colori, datato 1925, ed esposto, con i futuristi, in tale anno nella Terza Biennale romana, e il quasi visionario Momento mistico, datato 1925, esposto a Torino l’anno dopo nella mostra futurista a Palazzo Cisterna, e ancora ilrigogliosopagano Flora, datato 1925, e Incendio città, datato 1926, in tale anno ambedue esposti nella XV Biennale veneziana,e il celeberrimo, spettacolare, Trittico della velocità, datato in un suo pannello 1927, e allora pure esposto nella III Quadriennale torinese, un capolavoro della pittura futurista ed italiana negli anni Venti.

Nel 1931 esce il Manifesto dell’aeropittura. Per tutti gli anni Trenta e fino all’inizio dei Quaranta si dipana e sviluppa il discorso più immaginifico che reale, più liricamente contemplativo e dinamico, sempre totale e totalizzante, anche nelle acrobazie teorizzate nel manifesto, come nelle varie versioni di A 300 Km. sulla città del 1930, con ribaltamento del paese sorvolato  dall’aereo, e con Aurora volando del 1933, regalato a Marinetti, dove il paese è letto nell’audace virata.

L’aeropittura infatti, che costituisce il quadro della configurazione iconico-formale dominante e perciò caratterizzante il suo Futurismo storico, era per Dottori non tanto un modo di vedere in configurazioni nuove, inedite, dall’alto (secondo l’ottica aerea degli “aeropittori” intenzionalmente più rappresentativi, se non illustrativi, l’ottica aerea alla Tato, alla Crali, alla Ambrosi, ecc.), quanto di sintetizzare ancora più, liricamente, una visione spazialmente immensificata, di natura nuova, letta e partecipata attraverso la sintesi indotta dal presupposto della velocità.

Che tuttavia proprio per questo poteva anche annunciarsi in un carattere nuovo, inedito, di sostanziale, moderna, artificialità in certa misura di una natura come liricamente virtuale.

Dopo il 1944, morto Marinetti e conclusosi storicamente  il Futurismo, Dottori si ritira a Perugia dando l’avvio ad una stagione artistica dalla quale emerge una nuova forma di rappresentazione del paesaggio, denominata in seguito “Nuovo paesaggio moderno”. Le opere realizzate in tale periodo, come Paesaggio del 1950 ca., mostrano vedute dell’ambiente rasserenanti, rispetto alle concitate  rappresentazioni futuriste, dove il dinamismo lascia spazio alla percezione dell’infinito atmosferico. L’artista perugino, infatti, fu principalmente pittore di paesaggio e fu proprio attraverso tale genere che fornì il suo più alto contributo allo sviluppo dell’Aeropittura. 

Aeropittura

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L’Aeropittura si sviluppa negli anni Venti, ma si concretizzerà verso la fine del decennio, accompagnata dal consueto manifesto programmatico, che tuttavia verrà ufficialmente pubblicato solo nel 1931 da Marinetti, insieme a molti altri futuristi, tra cui Dottori. E proprio quest’ultimo – fu lo stesso Marinetti a riconoscerlo – va considerato uno dei primi interpreti e ideatori dell’aeropittura. Insieme a Mino Somenzi, infatti, aveva già sperimentato visioni simultanee aeree a partire dal 1928, anno in cui fu incaricato delle decorazioni per il grande Idroscalo di Ostia. Certe distorsioni del paesaggio, inoltre, dovute al punto di vista aereo, sono presenti nel suo lavoro già a partire dai primi anni Venti, principalmente ispirate al soggetto del Lago Trasimeno ed al paesaggio umbro. A tale proposito va ricordato che il Trasimeno, già dal 1913, vedeva la presenza della scuola di piloti aviatori su idroaeroplani, collocata sulle sue rive, nell’area di San Feliciano. Non esistono documenti a riguardo, ma non è da escludersi che Dottori ne fosse al corrente. Una sua frase, pronunciata in tarda età, ci aiuta a comprendere quale importanza rivestisse per lui il lago: “Fui così preso da questa visione splendida che non l’ho più dimenticata, e nella maggioranza dei miei quadri è entrato  come protagonista o come elemento secondario ma sempre presente, il mio bel Trasimeno.”

Dottori quindi, nonostante la costante attenzione verso i temi della modernità e dell’evoluzione tecnologica, non abbandonerà mai l’ispirazione legata alla sua terra di origine. Ed è questa la sua particolarità rispetto a tutto il Movimento, fu infatti uno dei pochi artisti capace di rivolgersi in pieno alla natura ed al paesaggio, permettendo una svolta stilistica nel suo Futurismo, che non di rado verrà definito da più parti “mistico”. Il volo infatti viene assunto quale espediente per varcare le soglie della dimensione terrestre, come viene teorizzato anche nel Manifesto dell’Aeropittura, in cui si legge: “[…] si giungerà ad una nuova spiritualità extraterrestre”. Spiritualizzazione che per l’artista resterà sempre ed immancabilmente legata al paesaggio umbro, e che, dopo il 1944, lo porterà alla creazione del “nuovo paesaggio moderno”, termine coniato nel 1970 dal critico d’arte Guido Ballo, con cui si indica una formula paesaggistica nuova, di derivazione aeropittorica, ma con accenti di lirismo molto più evidenti e marcati.

New York

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NEW YORK Immaginarsi
di cenare nella sala da pranzo di Casa Cimino a Roma disegnata all'inizio
degli anni Trenta dal perugino Gerardo Dottori, consumando un'"antipasta"
sui piatti di ceramica di
Bruno Munari e Torido Mazzotti, per concludere, o magari cominciare, col caffe' nel servizio 1928
firmato Giacomo Balla.
L'abbuffata futurista del Guggenheim Museum di New York ha anche un occhio per la cucina creata da
un movimento di avanguardia che ha
detto oggi al taglio del nastro per la stampa la curatrice Vivien
Greene abbracciava
ogni aspetto della vita: non solo pittura e scultura dunque, ma anche pubblicità,
architettura, ceramica, design, film, poesia, spettacolo, serate, moda.
"Sono in tutto 360 opere, se includiamo le tazzine da caffe', di oltre 80 artisti, alcune delle quali non
avevano mai lasciato l'Italia", ha detto la Greene illustrando la mostra che da domani fino al primo
settembre si snodera' sulla rampa elicoidale del Guggenheim trasformato per l'occasione "in opera d'arte
totale": arrivati al sesto piano, dove sono esposti quadri e foto di aeropittori (Tullio Crali, Dottori,Filippo
Masoero, Guglielmo Sansoni, lo stesso Balla e Benedetta, la moglie di Marinetti) capita di provare,
quando si guarda in basso, lo stesso brivido dalla prospettiva distorta di quei primi voli. E' un progetto in
cantiere da cinque anni, realizzato grazie allo sforzo di fondazioni, altri musei, importanti collezioni
private come quella della milanese Laura Mattioli e il sostegno di Lavazza, diventato a partire da questa
mostra, "global sponsor" del Guggenheim, ha annunciato il direttore Richard Armstrong.
La cucina, così' come la moda e le arti applicate (i panciotti di Fortunato Depero per Marinetti sono
esposti al grande arazzo di Panno Lenci dell'artista trentino dal Mart di Rovereto) erano parte integrante
17/9/2014 A New York grande 'abbuffata' futurista al Guggenheim - Fiere&Eventi - Terra&Gusto - ANSA.it
http://www.ansa.it/terraegusto/notizie/rubriche/fiereeventi/2014/02/20/New-York-grande-abbuffata-futurista-Guggenheim-_10115334.html?idPhoto=1 3/3
del vivere futurista. Lo stesso Marinetti nel 1932 scrisse un Manuale di Cucina, sfida aperta al buon
borghese Pellegrino Artusi e alla sua Arte del Mangiar Bene. Tra i capisaldi: l'abolizione della
pastasciutta, "assurda religione gastronomica italiana" e le cene all'incontrario, che cominciano con dal
caffe', dove forchetta e del coltello sono messi al bando al pari dei dei condimenti tradizionali e della
politica a tavola.
Il tutto all'insegna di una visione proiettata verso il futuro che auspica la creazione di "bocconi
simultaneisti e cangianti", invita i chimici a inventare nuovi sapori e incoraggia l'accostamento ai piatti di
musiche, poesie e profumi. I membri del Guggenheim potranno averne un assaggio in una delle serate a
loro riservate preparata dalla madre della Greene, una chef italiana. Il tutto, in omaggio alla complessità di
un movimento che integra i linguaggi della creatività in dialogo tra loro sullo sfondo di una storia
altrettanto complessa e, dopo la Marcia su Roma, a momenti associata con il fascismo: come nel servizio
di piatti di Giovanni Acquaviva del 1939, realizzato alla vigilia dell'ingresso nella Seconda Guerra
mondiale che segno' la fine del Futurismo: "Fascismo Futurismo", e' scritto su uno dei 12 pezzi decorato
con una grossa "F", su un altro: "Duce Duce Duce".
 
Articolo di Alessandra Baldini (ANSA)

Tematiche Dottoriane

Dottori Futurista
Aeropittura
Sacro
Nuovo Paesaggio Moderno

Mediante gli stati d’animo delle velocità aeroplaniche ho potuto creare il paesaggio terrestre isolandolo fuori tempo-spazio nutrendolo di cielo per modo che diventasse paradiso”.

Gerardo Dottori

 

© Gerardo Dottori 2014

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