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Aeropittura Aeropittura

L’Aeropittura si sviluppa negli anni Venti, ma si concretizzerà verso la fine del decennio, accompagnata dal consueto manifesto programmatico, che tuttavia verrà ufficialmente pubblicato solo nel 1931 da Marinetti, insieme a molti altri futuristi, tra cui Dottori. E proprio quest’ultimo – fu lo stesso Marinetti a riconoscerlo – va considerato uno dei primi interpreti e ideatori dell’aeropittura. Insieme a Mino Somenzi, infatti, aveva già sperimentato visioni simultanee aeree a partire dal 1928, anno in cui fu incaricato delle decorazioni per il grande Idroscalo di Ostia. Certe distorsioni del paesaggio, inoltre, dovute al punto di vista aereo, sono presenti nel suo lavoro già a partire dai primi anni Venti, principalmente ispirate al soggetto del Lago Trasimeno ed al paesaggio umbro. A tale proposito va ricordato che il Trasimeno, già dal 1913, vedeva la presenza della scuola di piloti aviatori su idroaeroplani, collocata sulle sue rive, nell’area di San Feliciano. Non esistono documenti a riguardo, ma non è da escludersi che Dottori ne fosse al corrente. Una sua frase, pronunciata in tarda età, ci aiuta a comprendere quale importanza rivestisse per lui il lago: “Fui così preso da questa visione splendida che non l’ho più dimenticata, e nella maggioranza dei miei quadri è entrato  come protagonista o come elemento secondario ma sempre presente, il mio bel Trasimeno.”

Dottori quindi, nonostante la costante attenzione verso i temi della modernità e dell’evoluzione tecnologica, non abbandonerà mai l’ispirazione legata alla sua terra di origine. Ed è questa la sua particolarità rispetto a tutto il Movimento, fu infatti uno dei pochi artisti capace di rivolgersi in pieno alla natura ed al paesaggio, permettendo una svolta stilistica nel suo Futurismo, che non di rado verrà definito da più parti “mistico”. Il volo infatti viene assunto quale espediente per varcare le soglie della dimensione terrestre, come viene teorizzato anche nel Manifesto dell’Aeropittura, in cui si legge: “[…] si giungerà ad una nuova spiritualità extraterrestre”. Spiritualizzazione che per l’artista resterà sempre ed immancabilmente legata al paesaggio umbro, e che, dopo il 1944, lo porterà alla creazione del “nuovo paesaggio moderno”, termine coniato nel 1970 dal critico d’arte Guido Ballo, con cui si indica una formula paesaggistica nuova, di derivazione aeropittorica, ma con accenti di lirismo molto più evidenti e marcati.

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Nuovo Paesaggio Moderno

Mediante gli stati d’animo delle velocità aeroplaniche ho potuto creare il paesaggio terrestre isolandolo fuori tempo-spazio nutrendolo di cielo per modo che diventasse paradiso”.

Gerardo Dottori

 

© Gerardo Dottori 2014

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