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Dottori Futurista

Dottori Futurista Dottori Futurista

La svolta futurista è pittoricamente ascrivibile fra il 1912 di  Primavera e il  1913 di  Ciclista. Questa si muove fra le prove poetiche paroliberistiche degli anni militari (1915-17), firmate “G. Voglio”, pubblicate anche nel periodico fiorentino “L’Italia Futurista”, e dipinti che rimontano a metà degli anni Dieci, come Tocchi di campana-notte, che è datato 1915, ed è un capolavoro della sua prima partecipazione dinamica futurista (proposto nella sua personale romana da Bragaglia, nel 1920), utilizzandovi desunzioni linguistiche di matrice divisionista, immaginato com’è in chiave a suo modo “analitica”; mentre l’intenzione tende a farsi subito invece piuttosto “sintetica” nel piccolo ma acuto studio Motociclista, (1916). Tocchi di campana-notte insieme all’Esplosione rivelano un’adesione precisa ai canoni del manifesto marinettiano: al dinamismo e alla traduzione delle sensazioni visive ed uditive. Da notare però che l’artista declina subito originalmente il Futurismo coniugando la velocità al paesaggio e le sensazioni spiraliformi dei tocchi di campana al contesto architettonico, seppure reso labile scenario Nel 1920, dopo lo sbandamento del dopoguerra, ma nel rapido rinserrare delle fila del gruppo futurista col quale fonda “Griffa!” e con  la sua prima personale a Roma da Bragaglia, presentato da Marinetti, Dottori entra appieno nell’attività del gruppo ad ogni livello esponendo in decine di mostre in Italia e all’estero. Nasceranno così  capolavori futuristi quali il grande, spettacolare, Plastica dei colori, datato 1925, ed esposto, con i futuristi, in tale anno nella Terza Biennale romana, e il quasi visionario Momento mistico, datato 1925, esposto a Torino l’anno dopo nella mostra futurista a Palazzo Cisterna, e ancora ilrigogliosopagano Flora, datato 1925, e Incendio città, datato 1926, in tale anno ambedue esposti nella XV Biennale veneziana,e il celeberrimo, spettacolare, Trittico della velocità, datato in un suo pannello 1927, e allora pure esposto nella III Quadriennale torinese, un capolavoro della pittura futurista ed italiana negli anni Venti.

Nel 1931 esce il Manifesto dell’aeropittura. Per tutti gli anni Trenta e fino all’inizio dei Quaranta si dipana e sviluppa il discorso più immaginifico che reale, più liricamente contemplativo e dinamico, sempre totale e totalizzante, anche nelle acrobazie teorizzate nel manifesto, come nelle varie versioni di A 300 Km. sulla città del 1930, con ribaltamento del paese sorvolato  dall’aereo, e con Aurora volando del 1933, regalato a Marinetti, dove il paese è letto nell’audace virata.

L’aeropittura infatti, che costituisce il quadro della configurazione iconico-formale dominante e perciò caratterizzante il suo Futurismo storico, era per Dottori non tanto un modo di vedere in configurazioni nuove, inedite, dall’alto (secondo l’ottica aerea degli “aeropittori” intenzionalmente più rappresentativi, se non illustrativi, l’ottica aerea alla Tato, alla Crali, alla Ambrosi, ecc.), quanto di sintetizzare ancora più, liricamente, una visione spazialmente immensificata, di natura nuova, letta e partecipata attraverso la sintesi indotta dal presupposto della velocità.

Che tuttavia proprio per questo poteva anche annunciarsi in un carattere nuovo, inedito, di sostanziale, moderna, artificialità in certa misura di una natura come liricamente virtuale.

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Tematiche Dottoriane

Dottori Futurista
Aeropittura
Sacro
Nuovo Paesaggio Moderno

Mediante gli stati d’animo delle velocità aeroplaniche ho potuto creare il paesaggio terrestre isolandolo fuori tempo-spazio nutrendolo di cielo per modo che diventasse paradiso”.

Gerardo Dottori

 

© Gerardo Dottori 2014

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