“Mediante gli stati d’animo delle velocità aeroplaniche ho potuto creare il paesaggio terrestre isolandolo fuori tempo-spazio nutrendolo di cielo per modo che diventasse paradiso”.
Gerardo Dottori
 
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Da sinistra: Leandra Angelucci Cominazzini, Giuseppe Preziosi, Gerardo Dottori, Alessandro Bruschetti, Vittorio Meschini, Giuseppe Presenzini Mattoli
Il Futurismo, movimento artistico provocatorio, carico di innovazione e idee rivoluzionarie, non tardò ad essere accolto a Perugia dal gruppo di giovani che si riuniva al “Caffè Mezza Bestia”  -ubicato nell’attuale piazza Matteotti -  dal quale nacque il primo nucleo futurista umbro formato da Gerardo Dottori, Alberto Presenzini Mattoli, Polidoro Benvenuti, Vincenzo Gamboni, Giannino Mariotti, Alberto Marri e Benvenuto Crispoldi. Leggevano i discorsi di Marinetti e le nuove idee in fatto d’arte di  Boccioni e Balla. Nel 1914 si tenne a Perugia, al Politeama Turreno, una scoppiettante Serata futurista con Marinetti e molti altri personaggi del nuovo Movimento. Nel 1920, al ritorno dalla guerra, Dottori e Presenzini Mattoli diedero vita alla rivista d’arte  “Griffa!” che ebbe vita breve, ma intensa nell’ambiente artistico regionale ed ospitò firme autorevoli dell’arte italiana del tempo. Negli anni Trenta al gruppo formato in prevalenza da scrittori ed intellettuali, si aggiunsero i pittori Leandra Angelucci Cominazzini, Alessandro Bruschetti, Giuseppe Preziosi e Vittorio Meschini e poi anche la poetessa Franca Corneli. Ognuno di essi partecipò poi  alle più importanti esposizioni d’arte del periodo anche a livello nazionale (Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, ecc.) e, pur avendo personalità ben distinte, sono accomunati dalle stesse finalità, cioè la fede nel Futurismo e l’ammirazione per Dottori. Il Maestro umbro del Futurismo, nel 1941, pubblicò La mia pittura futurista umbra, il manifesto al quale aderirono i futuristi umbri, nel quel scrisse “...è nato in me spontaneo un paesaggio umbro circondante in cui costringo lo spettatore a mettersi idealmente con me al centro dell’aeropittura per dominarla e viverla nella sua rotondità totalitaria…”.
 

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