“Mediante gli stati d’animo delle velocità aeroplaniche ho potuto creare il paesaggio terrestre isolandolo fuori tempo-spazio nutrendolo di cielo per modo che diventasse paradiso”.
Gerardo Dottori
 
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Notizia biografica di Gerardo Dottori
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Realizza importanti decorazioni per la Sala da tè del Bar Ricci a Perugia nel 1923, (distrutte negli anni Sessanta), ma anche grafiche pubblicitarie per cartelloni e incarti di confezioni. In ottobre alla presenza di Marinetti e sua moglie Benedetta si inaugura nel capoluogo umbro il Ristorante Altro Mondo, allestito dall’artista con una vera e propria ambientazione futurista (purtroppo distrutta), dove Dottori cura anche l’arredo come gli elementi in ferro battuto e i mobili. Nello stesso anno realizza la copertina per La Danza di Frine di A. C. Galeazzi per l’editore F. Campitelli, che testimonia l’interesse costante per la grafica che si protrarrà per la tutta la sua attività.  Nel 1924, nonostante la disapprovazione epistolare di Marinetti, che non era riuscito a far inserire ufficialmente i futuristi alla Biennale di Venezia, un suo dipinto, Primavera umbra, viene accettato dalla commissione esaminatrice. Nello stesso anno, a Milano, parteciperà come relatore al “Primo Congresso Futurista” parlando dell’“estetica della macchina e i futurismi rurali” definendo la sua particolare poetica pittorica, che si distingue dal meccanicismo degli altri futuristi. Nel 1926 inizia l’attività di decoratore a Roma e il previsto soggiorno di qualche mese si prolungherà fino al 1939, quando tornerà a Perugia ad insegnare. Nella capitale si mantiene scrivendo cronache d’arte per quotidiani e periodici e con l’attività artistica, contribuendo all’elaborazione della linea “politica” futurista anche attraverso le sue polemiche contro la tradizionale pittura figurativa. L’opera più importante di questo periodo è il Trittico della velocità più volte elogiata da Marinetti, che con la decorazione murale dell’Idroscalo di Ostia del 1928, segnerà  l’affermazione dell’aeropittura, dando nuovo impulso al corso futurista. Queste opere saranno tappe importanti verso l’elaborazione del Manifesto dell’Aeropittura. Sempre in questi anni sperimenta l’arte ceramica collaborando con Giuseppe Fabbri di Faenza.  Dagli anni Trenta si dedica anche alla realizzazione di mobili futuristi tra cui si ricorda la sala da pranzo per la casa romana di Guido Cimino e si interessa di moda, disegnando uniformi, vestiti da società e abiti sportivi. Nel Manifesto dell’Arte Sacra Futurista firmato da Marinetti e Fillia nel 1931 è ricordato come il primo pittore futurista che rinnovò l’arte sacra. Con Anno X l’artista umbro vince, nell’ambito della Biennale di Venezia nel 1932, il Premio del Ministero delle Corporazioni e con Enrico Prampolini è l’unico futurista a collaborare alla  mostra per il decennale della Rivoluzione fascista tenutasi a Roma. L’anno successivo prende parte al progetto per la Stazione per aeroporto civile di Prampolini esposto alla Triennale di Milano e vince con il Trittico del Golfo il Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia ed esegue bozzetti per vetrate in collaborazione con una vetreria di Roma. Rientra definitivamente nella sua città natale nel 1939 e tra il 1936 e il 1938 insegna all’Istituto d’Arte di Perugia, per poi essere incaricato della cattedra di Pittura dell’Accademia di Belle Arti, divenendone direttore nel 1940. Alla fine del 1941 scrive il Manifesto umbro dell’aeropittura, la sua dichiarazione di poetica in cui specifica l’originalità del proprio linguaggio aeropittorico, pubblicato nella prima monografia dell’artista prefata da Marinetti per le Edizioni futuriste di poesia.
Nel 1945 lascierà la direzione dell’Accademia, pur proseguendo l’insegnamento di Pittura fino al 1966. Dalla fine degli anni Quaranta si intensifica l’attività di decorazioni sacre e profane che realizza nella zona del Lago Trasimeno. Conseguente alla condizione d’isolamento locale e nazionale, comune ai superstiti del Futurismo, Dottori viene relegato in un limbo dal quale non fa nulla per uscire in fretta; continua però a dipingere e ad esporre. La riscoperta del Futurismo e dei suoi protagonisti lo raggiunge in ritardo. La prima mostra personale del dopoguerra è del 1951 a Milano anno in cui è invitato alla prima mostra storica sul movimento d’avanguardia tenutasi a Bologna. Espone incessantemente a numerosissime collettive soprattutto in Umbria, dove è considerato sempre un indiscusso maestro, continuando a partecipare e a vincere numerosi premi. Nel 1957 dona al Comune di Perugia cinque suoi capolavori per costituire il nucleo della futura Galleria d’Arte Moderna e la città organizza una sua prima retrospettiva. Nel 1960 l’artista conosce Tancredi Loreti, imprenditore e collezionista d’arte, che si dedicherà alla valorizzazione della figura e l’opera di Dottori. A lui si debbono decine di mostre e iniziative in Italia e all’estero, la monografia con testo di Guido Ballo del 1970 e i rapporti con i giovani critici, che stavano riscoprendo il Futurismo. A seguito di una richiesta, dona il dipinto Esplosione di rosso sul verde alla Tate Gallery di Londra nel 1972 e due anni dopo si tiene a Trieste una grande antologica per i suoi novant’anni. Dipinge fino all’ultimo giorno di una lunga vita e negli ultimi tempi realizzerà anche una serie di opere “astratte”, con tecniche per lui inusuali come i pennarelli. Anche in queste ultime si coglie la continua esigenza dell’artista di coniugare il dinamismo, la sintesi e la simultaneità e quindi la modernità, come aveva insegnato il Futurismo, con l’essenza della natura e dell’uomo per giungere alla spiritualizzazione della natura stessa.
Dottori muore il 13 giugno del 1977 nella sua casa di viale Pellini a Perugia.
 



 

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